mercoledì 23 novembre 2016

Quando un vulcano sta per eruttare

Sono un po' di giorni ormai che incontro donne, bambini, anziani in preda all'agitazione.
Non so perché si sia concentrato tutto in questo determinato periodo. Saranno gli effetti della Superluna di qualche giorno fa? O l'inizio delle offerte speciali per il Natale?
Sta di fatto che non è assolutamente piacevole avere a che fare con persone in fase eruttiva, soprattutto quando si ha un carattere emotivamente influenzabile come il mio!
Sono dei vulcani! Credo che alcuni individui siano stati fabbricati con lo stesso stampo dei vulcani!
Sapete come sono, i vulcani dico, vero?
Sono quelle cose all'apparenza solide, ben piantate nel terreno, capaci di star lì ferme ed in silenzio per millenni...poi un giorno...si inizia a sentire qualche rumore, tipo quello che potrebbe fare lo stomaco di un gigante faticando a digerire una peperonata insomma...poi un tremore, dei borbottii sempre più forti...sempre più FOOORTIII...finché un boato incredibile non fa saltare tutto in aria ed un miscuglio di vapori, lava incandescente, pietre infuocate e ceneri schizzano fuori dalla sua bocca increspata! TERRIFICANTE!!
Cosa nasconde al suo interno un individuo-vulcano?
 Lava!
Lava rossa, bollente, distruttiva, viscosa, pronta a dar fuoco a tutto ciò che la circonda!
Ma da dove nasce questa “lava- umana”? Perché esce fuori? Parte davvero da una volontà di distruggere? Vuol davvero soltanto ruggire e sputar fuoco?
Come sappiamo certe esplosioni si scatenano quando in ballo ci sono più forze contrapposte.
Un bel cocktail di emozioni ben shakerato all'interno di una pentola a pressione: Agitazione-Delusione-Richiesta di affetto-Nervosismo-Rabbia-Fraintendimento-Orgoglio-Rancori passati-eeeee...BUUUM! Eruzione attivata!
Si può zittire un vulcano in eruzione?
NO! Lo si lascia buttar fuori quel che ha. Brucia, ferisce, distrugge forse, ma prima butterà fuori il marcio, prima sarà possibile aiutarlo a raffreddarsi.
Sono tante e diverse le cause di un'eruzione, ma credo che alla base di un po' tutte ci sia stata una MANCANZA. Mancanza di ascolto, di affetto, di condivisione, di cura, di tempo...
Siamo un po' tutti come bambini in fondo quando si tratta di Bisogni ... un bambino forse lo dimostra con più facilità. Quando qualcosa non va lancia segnali in continuazione.
Si agita poi si zittisce, urla, si scontra con chiunque gli capiti a tiro, cerca di attirare l'attenzione dell'adulto che puntualmente non riesce a leggere quella loro grossa scritta rossa sulla sua fronte: 
“Ho bisogno di te!”
Dovremmo riuscirlo a dire anche noi, tante volte!

HO BISOGNO DI TE!
Avremmo a che fare con molte meno eruzioni per i prossimi millenni!

martedì 15 novembre 2016

Conta che ti passa

Non c'è nulla da fare! La matematica è un punto dolente per tanti di noi...a volte mi ritrovo ancora a far di conto usando le dita...
Fare i compiti poi con dei bambini che hanno difficoltà nel riconoscimento delle quantità o nel calcolo diventa una grande impresa!
Ci si può servire di diversi oggetti, come questi, ad esempio :




Oppure si può aguzzare l'ingegno : 

A come Attesa

Certe attese si fanno attendere...da piccoli si attende di diventare grandi, senza sapere che da grandi sarà tutto un'attesa!
Attesa di un lavoro, di un amore, di un mutuo, del risultato di un esame, della fine di una giornata storta oppure l'attesa che ci spetta all'ufficio postale mentre una nonnina si fa spiegare dall'impiegato come si scrive il bollettino...Se ci pensate,  l'idea di creare uno spazio chiamato “sala d'attesa” è certamente venuta ad un adulto, un bambino non ci avrebbe mai pensato perché, diciamocelo, è da matti voler star fermi ad attendere!


Ci sono però delle attese per cui vale davvero la pena attendere, come per la vigilia di Natale, o per una nuova vita che si affaccia al mondo...

Che fatica aspettare per nove mesi! A volte vorrei entrare nella testa di quei fratellini o sorelline che guardano il pancione della mamma...me li immagino a fantasticare su quello strano bambino finito, non si sa come,in quella pancia!
“Come ci è riuscito? La mamma lo avrà messo lì? E perchè non esce? Crede di fare il furbo, ma ormai tutti sappiamo che è lì! Non deve essere molto bravo a nascondino! Quando esce glielo spiego per bene! Ma quando si sbriga a venir fuori? La mamma dice sempre che non è il momento! Ma quand'è il momento? E' la mamma che decide? O è lui da lì dentro che le parla attraverso l'ombelico e le dice di essere pronto? Uffa! Se uscisse adesso potrebbe venire a fare il puzzle con me! Lui può, Marcolino no! Perchè lui butta sempre tutto in aria! Mentre tu di sicuro sei un bravo bambino! Uno che riesce a stare fermo tanto tempo in un posto è un bravo bambino, lo dice sempre la maestra! Senti un po', ma lì dentro a cosa si gioca? La mamma quando ti ha messo nella pancia ti ha dato anche qualche giochino? Ah! Forse ho capito! Sei lì fermo perchè dormi sempre e... dormi sempre perchè non hai niente con cui giocare! Io te li darei i miei giochi...ma guarda che se non ti sbrighi ad uscire li darò tutti a Marcolino!”

E per una madre...per un padre...cosa vorrà dire quest'attesa?
Me lo chiedo perchè io “So Che Non So”, appunto...ho provato ad immaginare (qui) , ma sono certa che la realtà sia ben altra cosa...

Dedico questo post a chi attende in questa Grande Attesa ...a quelle mamme e a quei papà che dando la vita seminano Speranza...e nella Speranza continua a germogliare la Vita.


domenica 13 novembre 2016

P come paura

Che strana sensazione...la paura...impariamo cosa sia solo man mano che diventiamo grandi, anzi, più si cresce più le tipologie di paura aumentano!
Da piccola passeggiavo tranquillamente per le stradine della campagna, ignara dei possibili lupi cattivi che avrei potuto incontrare o degli spiriti malefici che popolano i vecchi trulli abbandonati. Passeggiavo serenamente chiacchierando con qualche amico immaginario o col mio angelo custode. Poi un giorno una scoperta! Tra quelle stradine silenziose ed isolate c'era un'abitazione...si raccontava che un uomo avesse ucciso sua moglie e l'avesse sepolta lì dentro, non si sapeva dove, ma di sicuro quella era una casa maledetta! Ora, io a quella casa non ci sono mai arrivata. Questa era una delle storie che i miei fratelli amavano raccontare, tanto affascinati da tutta quella faccenda da organizzare vere e proprie esplorazioni con gli amici nei pomeriggi in cui venivano a trovarci.
Andiamo alla casa della morta!” dicevano spavaldi. Io li guardavo con ammirazione, quelli erano i miei fratelli coraggiosi! Li guardavo allontanarsi e basta...preferivo restare a giocare con le bambole sotto il noce! L'idea però che tra quei campi si nascondesse una donna fantasma frenò ogni mio istinto avventuriero.

Che cosa strana, la paura! Prima non c'è poi d'un tratto eccola spuntare prepotentemente.
Un'altra cosa mi terrorizzava follemente: i ragni. Il trovarmi spesso a giocare nella natura selvaggia faceva sì che mi imbattessi in insetti ed aracnidi di ogni tipo.
Non ero di quelle “femminucce” urlanti... quando vedevo un ragno mi allontanavo di corsa, mentre un brivido mi saliva dalla pianta dei piedi fin sulla punta dei capelli.“E' più piccolo di te! Non ti insegue mica!” mi sentivo dire ogni volta.
Si...facile a dirsi, ma l'idea stessa che con la sua ragnatela potesse spostarsi ovunque me lo faceva immaginare aggrappato ai miei capelli, brutto, peloso e con un ghigno sinistro. La differenza di dimensioni tra me e lui poi, non escludeva il fatto che potesse essere un essere pericolosissimo!
Un giorno però sentii qualcuno dire: “Si ha paura di ciò che non si conosce!” e presi subito una decisione : DEVO CONOSCERE I RAGNI!
Trovai un barattolo di vetro con un tappo, andai in giardino e rovistando tra le foglie di un nespolo trovai tre grossi ragnacci. Orribili! Ne catturai uno. Avvitai il tappo alla velocità della luce. Quello si muoveva nervosamente e mi lanciava gestacci oltre il vetro. Pensavo che se per qualche motivo  riuscito a liberarsi sarebbe venuto poi a cercarmi!
Allora volli ingraziarmelo mettendoci dentro una formica e qualche rametto in modo che potesse costruirci una tela e sentirsi a casa. Ipotizzai anche che fosse triste lì dentro, da solo, così ci infilai un altro ragno. Insomma, senza farla lunga, in pochissime ore la mia paura per i ragni scomparve. Anzi, mi affascinava osservarli, studiarli, era come trovarsi in prima fila davanti ad uno spettacolo!

Tutto questo per dire che spesso le paure sono infondate.

Ci aiutano ad affrontare determinate situazioni restando con i piedi per terra, a non sottovalutare i rischi che potremmo correre, ma per non lasciare che queste ci sommergano, due sono le armi che possiamo impugnare:  Fiducia e Conoscenza.

venerdì 11 novembre 2016

R come rabbia

IL GIORNO IN CUI GIANNA SI TRASFORMO'
“Non accade tutti i giorni di trovarsi faccia a faccia con una tigre, ma a me una volta capitò.
Sono grandi, sapete, le tigri!
Hanno una testa grande il doppio della mia, un corpo enorme e muscoloso ed una pelliccia folta ed appariscente!
Le tigri poi hanno i denti, tanti denti appuntiti, da far venire i brividi! Anche io ce li ho, i denti dico, ed anche i miei fanno venire i brividi, secondo il dentista.
Ma le tigri hanno due occhi grossi e tondi , come due biglie di vetro, che quando ti fissano ti vien voglia di fuggire via senza neanche pensarci tanto.


Dicono che quando incroci una tigre la cosa più saggia da fare non sia scappare, ma restare immobile e respirare piano. Io , il giorno in cui incrociai Gianna feci proprio così!
Lei era in sala da pranzo che girava nervosamente intorno al tavolo, affilando le unghie sulle sedie di legno. Io entrai spensierata, come faccio ogni volta che entro in una stanza e lei...si fermò, improvvisamente, mi fissò ed io mi pietrificai. "Starà fiutando la mia paura?" pensai, così cercai di trattenere il maggior numero di odori nel mio corpo. Si avvicinò, sempre puntandomi contro il suo sguardo spietato, ed iniziò ad annusarmi con la stessa prepotenza di un aspirapolvere...”



Iniziai a scrivere questo racconto un giorno in cui sembrava che niente sarebbe riuscito a frenare i miei nervi. Ricordo ancora la sensazione. Il sangue mi ribolliva dentro, i piedi e le mani si muovevano senza controllo e digrignavo i denti come se in bocca avessi una grossa catena di ferro e dovessi spezzarla a morsi.
Tutti mi guardavano come se la mia fosse una reazione esasperata, e più mi scrutavano sereni, più il mio vulcano interno si preparava ad esplodere.
Allora me ne andai in camera ed iniziai a scrivere...
La creatività ha sempre avuto un ruolo fondamentale nella mia vita. Capita a tutti di sentirsi inadeguati in alcune situazioni, di aver voglia di evadere, di sentirsi incapaci di esprimere dei sentimenti o semplicemente di non riuscire a fare ordine tra i tanti pensieri. Ognuno sviluppa negli anni determinati meccanismi che lo aiutano ad affrontare tutto questo.
Nel mio caso l'arte, in qualsiasi forma essa sia, funziona sempre!


I bambini hanno difficoltà a dare un nome alle emozioni che provano. Spesso mi capita di vedere tanti piccoli tizzoni ardenti inseguirsi da una parte all'altra della casa o rabbuiarsi all'improvviso durante un gioco...
L'adulto ha in questi casi un compito importante: aiutare il bambino ad affrontare se stesso e quelle strane sensazioni che si impossessano delle sue mani, dei suoi piedi e della sua bocca.
Per quanto riguarda la RABBIA, ci sono due libri che potrebbero esserci utili per affrontare il discorso con i bambini: “Nel paese dei mostri selvaggi” di Maurice Sendak edito da Babalibri e “Che rabbia” di Mireille D'Allancè anche questo edito da Babalibri. Un'arma efficace però, potrebbe essere anche la creatività, non solo per far “sbollire” un po' il nervosismo, ma anche per dare modo al bambino di mettersi faccia a faccia con se stesso e ciò che sta provando.
Gli daremo così modo di vivere a pieno l'emozione ma nello stesso tempo avrà un canale in cui farla scorrere. Avere un prodotto finale inoltre è utile come memoriale, aiuterà il bambino a riconoscere qualcosa che aveva già provato in precedenza.

Spero di poter sviluppare successivamente questo discorso mostrandovi alcuni esempi di lavori da svolgere con i bambini.

lunedì 7 novembre 2016

L come lentezza

“La lumaca è così lenta 
perché deve portarsi dietro tutta la casa!”

 ...spiegò un giorno mio nipote
 dopo aver a lungo osservato il percorso di una chiocciola sul terreno.

Saggia osservazione! In effetti non deve essere poi tanto semplice trascinarsi dietro sempre tutto!
Ciò che però più mi ha entusiasmato non è stata solo la logica del suo pensiero, quanto il fatto che lui sia rimasto lì fermo ad osservare quella lumaca per così tanto tempo!
Ricordo ancora la sensazione del tempo “perso” ad osservare... 

Da piccola, tornando da scuola, correvo in giardino a vedere come procedevano i lavori della costruzione di un formicaio.
Restavo lì accovacciata a guardare quella processione lunghissima di formiche che si scontravano di continuo, entrando ed uscendo da una crepa nel terreno. Ricordo di aver provato addirittura a dare il nome ad una di loro ed ingenuamente mi convincevo che quella che puntavo era sempre e solo lei, anche i giorni a seguire...difficile anche solo immaginarlo!

Oppure ricordo alcune mattine di domenica, quando, prendendo di nascosto una scatoletta di carne, salivo sul terrazzo, dove un gruppetto di gatti randagi era lì ad aspettare. Spargevo tutto per terra ed attendevo che si avvicinassero. Il loro sguardo sospettoso o i borbottii che emettevano non mi spaventavano. Restavo lì ore ed ore, seduta su uno scalino ad osservare in silenzio. Tempo PERSO, già, solo tempo perso!


Sarà! Io però da quelle ore passate ad osservare ho imparato davvero tanto!

Quanto si capirebbe di più del mondo se solo oggi si insegnasse la LENTEZZA!



domenica 6 novembre 2016

Eccomi qui...

Benvenuto!

Premetto una cosa: Io so di non sapere!
Non so quanti individui sulla faccia della Terra siano del mio stesso parere..!
Non so neanche se esistano individui certi del proprio grado di conoscenza...ma io, di sicuro, so di non sapere!
L'ho sempre saputo! Già da bambina ne ero cosciente.



Da piccoli tutto ha una logica. Può essere che gli adulti te la spieghino con calma, e magari qualcosa si arrivi a capirla, ma se non lo fanno loro, una logica a tutto c'è, sempre!
“Un giorno ne saprò qualcosa!”
...mi ripetevo ogni volta.

La pioggia cade: allora la mamma verrà a prendermi da scuola con l'ombrello! 
E' logico!
Che importa cosa sia la pioggia? Che importa da dove venga? Sta di fatto che se la mamma non viene con l'ombrello io mi bagno!

Papà compra il pane. E' ancora caldo nella busta, ma lui dice che è fresco. 
Così gli rispondo che non è affatto vero, perché nelle mani sento ancora il calore.
 “Si dice fresco perché lo hanno appena fatto!” 
...chiarisce lui. 
Sarà! Ma a me sta cosa del fresco misto al caldo ancora non mi è tanto chiara!